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Come è arrivato il caffè a Napoli?

Ci sono diverse leggende che raccontano dell'arrivo del caffè a Napoli.

Una delle tante storie che circolano a riguardo narra di un musicologo romano, Pietro della Valle, che nel 1614, abbandonata la Città Eterna per una delusione amorosa, si stabilì a Napoli.

Durante un viaggio in Terra Santa si innamorò di una splendida donna, e vi rimase ben dodici anni. Uno dei suoi amici partenopei, il medico e poeta Mario Schipano, rimase in contatto epistolare con lui, e in una delle sue risposte al medico, il musicologo racconta di una specialissima bevanda detta “kahve”, bevuta spesso dopo i pasti.

Probabilmente al suo ritorno, il giovane introdusse il kahve (caffè) a Napoli.

Altri sostengono che la bevanda arrivò clandestinamente all’Università di Medicina di Salerno, utilizzata come farmaco contro il mal di testa. Altri ancora che fosse stato importato da Alfonso D’Aragona alla metà del '400.

La diffusione maggiore del caffè a Napoli è avvenuta solo agli inizi dell”800, con l'arrivo dei caffettieri ambulanti, che percorrevano la città muniti di caffè, latte, tazze e zucchero. I caffettieri, oltre a fornire una colazione veloce, urlavano ogni giorno il nome del santo che si festeggiava, in modo che i più sbadati ricordassero anche di fare gli auguri ad amici e parenti.

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